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Filippo e l’esperienza a stelle e strisce

Oggi raccontiamo la storia calcistica e scolastica del nostro Filippo Ricupati, attaccante tornato in Calva dagli States nel mercato estivo. Il nostro media partner Be.Pi Tv, attraverso la pagina instagram, ha pubblicato un focus sul percorso calcistico di Filippo: dall’oratorio al settore giovanile trascorso in rossoblu, dal Verbano all’avventura oltre manica tra college e soccer. Presa la palla al balzo, abbiamo voluto fare una piccola intervista per svelare alcuni retroscena sulla vita da studente-sportivo americano.

LA BREVE STORIA

Inizia a dare i primi calci ad un pallone all’Oratorio Kolbe a Milano, poi passa alla Calvairate, ultimando in rossoblu tutto il percorso del settore giovanile. Si trasferisce, quindi, a Verbano, prima in juniores e successivamente in pianta stabile in prima squadra. Le buone stagioni in rossonero, la convocazione con la rappresentativa LND e la vittoria nel torneo delle regioni suscita l’interesse di Novara e Carpi: trattative che purtroppo non vanno in porto.

Conseguito il diploma di maturità, Filippo decide di continuare gli studi – e il calcio – negli USA, svincolandosi di fatto dal Verbano. Si accasa alla S. John University, nel Queens, partecipando alla Big East Conference per tre ottime stagioni. La pubalgia costringe Filippo allo stop e ad un ritorno in Italia per 6 mesi: tre dei quali, migliorate le condizioni fisiche, torna a giocare in Via Gaspare Vismara, segnando 7 reti nel solo girone di ritorno. Completa gli studi di laurea in sport management e successivamente un master alla Fordham University: grazie alla nuova casacca, gioca per una stagione con i Rams all’Atlantic 10 Conference. Quest’estate l’attaccante, classe 1996, torna in Calva e il futuro è tutto da scrivere.

TI SEI CATAPULTATO DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO: COME HAI VISSUTO QUEST’ESPERIENZA?

Ho avuto la fortuna di vivere sia l’esperienza del college americano sia quella di essere cittadino di New York ed è stato fantastico. A livello personale ho fatto amicizia con ragazzi islandesi, brasiliani ecc…e con i quali mi sento ancora adesso: vivi l’internazionalità a pieno in una megalopoli come NY.

COSA TI MANCA DEL CALCIO AMERICANO?

Mi manca a tratti il calcio americano, perché è molto seguito: le partite sono riprese e come atleta sei seguito come nelle società professionistiche: le strutture e l’organizzazione sono al top, così come lo staff tecnico e medico, e infine l’attività di match analysis è fondamentale (quest’aspetto in Italia viene trascurato). Ti danno l’opportunità di svilupparti maggiormente, soprattutto a livello fisico, e non paghi lo scotto del passaggio in prima squadra. Sono rimasto stupito dalla loro fisicità e dalla cura che hanno sui lavori a secco e in palestra: sono abituati fin da piccoli a fare questo tipo di attività fisica. Su tanti aspetti sono avanti anni luce rispetto all’Italia: in primis la comunicazione.

A QUALE CATEGORIA ITALIANA PARAGONERESTI I CAMPIONATI USA CHE HAI DISPUTATO?

Difficile dirlo: assomiglia ad Under 23 come la squadra B della Juventus. Tanti giocatori, da li, finiscono in MLS. Se dovessi posizionare la Big East Conference, la metterei tra una serie C e una serie D.

CONSIGLIERESTI QUESTO TIPO DI ESPERIENZA AI NOSTRI RAGAZZI?

Assolutamente, innanzitutto è un’esperienza di vita perché comunque trovarsi a 18/19 anni dall’altra parte del mondo ti forma come persona, facendoti conoscere nuove culture e aprendoti nuove orizzonti! Poi bisogna contare il fatto che ti dà una formazione universitaria, che va oltre lo sport: purtroppo non tutti “vivranno di calcio” e questo ti apre un sacco di porte per il futuro, aiutandoti a prendere una laurea non così scontata per chi è impegnato a tempo pieno con allenamenti e gare.

Filippo Ricupati – attaccante della prima squadra